Cominciamo bene
Allo scoccare della mia terza settimana in Etiopia, i noiosi giornali locali, impegnati per buona parte a tracciare gli spostamenti del primo ministro Meles e del suo governo, hanno scelto ora di occupare la prima pagina con numeri e cifre.
I dati, purtroppo, sono quelli delle truppe che si stanno ammassando al confine tra Etiopia ed Eritrea.
Gli spostamenti di cui si rende notizia ora diventano quelli dei contingenti impegnati ad innervosirsi a vicenda. Una sproporzione impressionante, viste le dimensioni dei due stati.
60 mila i militari eritrei (su una popolazione di poco piu' di 4 milioni di persone), 3 mila gli Etiopi (mentre qui la popolazione, in crescita del 2,5% all'anno, supera di gran lunga quella italiana).
Scaramucce pre-elezioni? L'Etiopia questo maggio e' chiamata a rieleggere il suo parlamento.
Un'odio che si coltiva da anni e che si e' cercato in tutti i modi di fomentare anche tra la popolazione (che invece continua ad avere parenti e amici dall'altra parte del confine, che chiama al telefono in negozietti "pirata" che riescono ad aggirare il divieto governativo di fare telefonate verso l'Eritrea)?
L'impressione che la scuola politica occidentale stia insegnando da tempo che in un regime terrorizzato e con i proclami di guerra si riescano a nascondere bene gli errori e insuccessi delle precedenti legislature e ci si guadagna un buon lasciapassare per la rielezione.
Intanto qui ad Addis la vita scorre tranquilla. Nessuno ne parla troppo e tutti continuano con la loro routine.
Il che vuole anche dire non preoccupatevi che non mi succede niente!

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