Report dalle carceri
Tre notizie oggi, tutte africane, tutte sull'assurdita' di chi ha il coraggio di dire la propria, di prendere parte, di affermare l'ovvio quando non si dovrebbe.
Tre notizie che parlano di giornalisti, tre storie diverse, tutte accomunate dall'assurdita' dei gesti compiuti da questi uomini.
1. Oggi e' morto Zouhair Yahyoui, tunisino, 36 anni. Era stato l'autore di TuneZine , giornale on-line tunisino, che aveva osato mettere in dubbio le elezioni plebiscitarie che avevano riconfermato Ben Ali nella carica di primo ministro. E l'aveva fatto con il sarcasmo che un tempo poteva animare il Cuore che si leggeva al liceo. Bene, per questo ha passato quasi 2 anni in carcere, senza un valido motivo, torturato (come affermano i documenti di Reporters Sans Frontieres, scusate ma su sta tastiera non ho gli accenti per le "e"), e senza la possibilita' di comunicare con l'esterno.
Grazie alla solidarieta' della comunita' internazionale (e in questo caso intendo associazioni e attivisti che i governi non hanno mosso un dito o quasi) era stato scarcerato l'anno scorso, per morire d'infarto, ieri, a 36 anni. E i governi non hanno fatto nulla anche perche' tra qualche mese a Tunisi ci sara' il summit sulla societa' dell'informazione. E tutti in giacca a aprlare di liberta' di espressione e potere della rete.
2. Ethiopia. 2 giornalisti, Shiferraw Insermu and Dhabassa Wakjira, appartentenenti alla sezione dell'Oromia della televisione locale, stanno scontando il loro secondo anno in carcere per essere stati accusati di fiancheggiare l'Oromo Liberation Front, un movimento armato nato nel 1974 che si oppone alla dominazione amara e tigrina nel paese. Non sono affatto bravi ragazzi quelli dell'OLF, ma in giornalisti in causa (uno dei quali e' stato scarcerato e riarrestato per 3 volte, in barba ad una sentenza che lo voleva fuori prigione) sono finiti dentro per la sola colpa di aver registrato un servizio (poi passato sulla noiosissima ETV) in cui si parlava di agenti di polizia che sgombravano con la forza una manifestazione di studenti oromo all'Universita' di Addis Abeba.
3. Eitrea. Dall'altra parte del confine. Buona notizia, come al solito in fondo. Quella del rilascio di Aklilu Solomon, giornalista eritreo in carcere da 18 mesi per aver raccontato la disperazione delle famiglie sul confine, che avevano perso figli e mariti durante la guerra contro l'Etiopia (1998-2000). L'errore? La versione governativa le voleva festanti per aver avuto in famiglia dei veri martiri della resistenza, eroi che avevano dato la vita per una giusta causa (la guerra scoppio' per questioni di confine e il desideirio di dominio su una landa desolata con 4 pinte in croce).
Conclusione. Mi affascina e mi stordisce la stupidita' di questi uomini. Che hanno dato la vita o ne hanno perso un pezzo per dire poco. Per prendere in giro. Nessuno scoop, nessuna notizia eclatante.
La banalita' della passione, del dire il vero, quello che si pensa o che si vorrebbe gli altri vedessero, qui diventa ragione sufficiente per marcire in prigione. Per niente eroi, solo nodi di un tessuto che nonostante tutto continua a crescere, amplificato dai tam tam telematici e dalle reti di solidarieta’. Che tutto questo possa un giorno cambiare qualcosa no lo so. Sicuramente biisgnera' lavorarci un bel po’.

1 Comments:
...finalmente l indirizzo del tuo blog...via quello del tuo compagno di casa e di avventura (salutissimi!)...ero sicura che ne avessi uno...e prima di leggere il tuo nome gia mi sembravano parole familiari...grazie...
spero di riuscire ad aprire un blog presto...sono da due sett in giro tra due provincie del mozambico...che stordimento...magari prima o poi scrivero...e certamente condividero con chi possa essere interessato...
buona continuazione di avventura!
valentina
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va.inmozambique, at 9:39 AM
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